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23 gennaio 2014

SVEN QUANDT E QUELLA TIRATINA D'ORECCHIE...

Sven Quandt
Sono passati 5 giorni dalla fine della Dakar 2014. Non riesco a darmi pace. Quanto vorrei che quella penalità non fosse stata inflitta a Nasser Al-Attiyah. Quanto vorrei aver visto a tre giorni dal termine 3 Mini nell'arco di 10 minuti. Si, avrei voluto vedere Sven Quandt molto più in difficoltà di quanto lo sia stato nello stabilire la vittoria della Dakar 2014. In fondo, è proprio lui, il team manager dello squadrone Mini, che l'ha decisa in favore dello spagnolo Nani Roma; Peterhansel era in gran recupero, dai 40 minuti era arrivato a 5, ma di certo non si poteva rovinare la festa in casa X-Raid. A tre giorni dalla fine Sven Quandt riunisce il team e decreta che deve essere Nani Roma a vincere la corsa. Giusto o sbagliato? Tutto sta nel giudicare la Dakar come uno sport di squadra o uno sport cosidetto "individuale". Nel primo caso, ecco che la scelta del team manager tedesco diventa la soluzione migliore per portare la casa automobilistica in questione il più in alto possibile. Ma nel secondo caso tutto cambia, la Dakar non è una corsa qualunque, è la corsa più massacrante al mondo, la più difficile, uno fa migliaia di sacrifici per esserci e figuriamoci per provarla a vincere, anche se colui si chiama Stephane Peterhansel, Mister Dakar, con 11 Dakar vinte nel cassetto e record su record da battere nel futuro. Alla fine il francese ne esce a testa alta, forse ancor più signore di quanto lo fosse già, una lezione per tanti. Però a molti non andrà mai giù, gente che ha ancora in mente i giochetti della Ferrari, gente che vede questa scelta una macchia nella storia della Dakar. Punti di vista. E come si suol dire in questi casi "non è giusto ma nemmeno sbagliato" quanto è stato fatto. 

Laia Sanz
Nonostante tutto complimenti al vincitore ufficiale Nani Roma, e al vincitore virtuale (o morale) Monsieur Dakar Stephane Peterhansel senza dimenticare lo strepitoso e sempreverde Marc Coma, ennesima per lui nella categoria delle moto. Merita una citazione la mitica Laia Sanz, diciannovesima assoluta. Nei quad interrotta l'egemonia argentina dei Patronelli (uscito nei primi giorni), e a trionfare è il cileno Ignacio Casale, di meglio non poteva chiedere visto che ha festeggiato la vittoria in patria a Valparaiso. Nei camion è di nuovo Kamaz il timbro 2014, cambia il detentore che da Nikolaev passa a Karginov con De Rooy che fino all'ultimo col suo Iveco ha cercato la rimonta impossibile mai riuscita.
Appuntamento al 2015, Ecuador e Colombia si sono offerte ad ospitare questa magnifica gara, anche se presumibilmente sembra difficile arrivare fin lì, fra 7-8 settimane le prime indiscrezioni, tra cui potrebbe esserci il ritorno in Perù, ma Etienne Lavigne ci ha sempre riservato delle sorprese.

21 gennaio 2014

LE LACRIME DI GIOIA E DOLORE DELLA MERAVIGLIOSA DAKAR 2014

Eric Palante
Se mi chiedete di raccontare la Dakar 2014, veramente non saprei da dove iniziare. Il classico misto di felicità e tristezza mi invade, lo stupore di una gara che non ha eguali al mondo viene disturbato dal tragico momento che immancabilmente si fa presente come a farci nuovamente capire che il più bello viene sempre accompagnato dal più brutto. Dune, meraviglie di sabbia, infiniti salari, le montagne, i passaggi mozzafiato ai quasi 5000 metri d’altitudine, i pianti, le gioie, i guadi, il calore della gente, bellezze disumane che mi lasciano a bocca aperta, brividi di stupore che si bloccano di fronte alla morte, che purtroppo anche quest’anno si è fatta viva. È toccata a Eric Palante, belga di 50 anni alla sua undicesima Dakar; una morte assurda perché solo il camion scopa è stato capace di trovare il corpo dello sfortunato pilota al quale l’esperienza non mancava di certo, un uomo che come tutti aveva fatto i suoi mille sacrifici per esserci nuovamente e sognare di essere un finisher nella splendida Valparaiso. Allo stesso tempo, è una morte che va “accettata”: quando un essere umano decide di fare la Dakar, lo sa che la sua vita per 20 giorni sarà in ballo, sa di mettere il casco ma non sa se arriverà a toglierlo con le proprie mani. Un destino crudele, un destino che fa parte del gioco se vogliamo; ma quello che non vorrei mai fosse detto, è di cancellare questa gara. La Dakar non si cancella, è una meraviglia questa corsa, e in termini di sicurezza si sta facendo l’impossibile, ma mai si arriverà a fermare quel crudele destino, quell’avversario in più per ogni atleta che decide di provarci. Siamo consapevoli, non è la prima vittima e non sarà l’ultima.

Laustraliano Davidson
Ma cambiamo discorso, l’intera grandezza della Dakar, forse non la si vede nel mondo dei piloti ufficiali, forse per loro è “lusso” doverla affrontare con degli aiuti che per i privati non esistono. Ma sono proprio quest’ultimi che se osservati da vicino per quei 20 giorni, ti fanno render conto di cosa significhi la gara più difficile e massacrante al mondo. Pianti, lacrime, sabbia, fango, dolori, zero riposo, road book non segnalato, chiedetelo al pianto dell’australiano Davidson che per 27 ore è rimasto in sella alla sua moto e dopo 20 minuti di pausa è dovuto, o quantomeno ci ha provato a ripartire commovendo tutto il mondo. Gente che arriva al bivacco di notte e deve scegliere se riposarsi oppure fare una doccia prima di ripartire. Una sofferenza continua espressa anche nella classifica generale delle moto: se Marc Coma ci ha impiegato 54 ore a terminare la gara, il nostro Luca Viglio ne ha impiegate ben 104, più del doppio, 76esimo in classifica generale, ma con la stessa felicità dello spagnolo, se non di più, è salito sul podio finale cileno.

Salar de Uyuni
E poi alla sera l’immancabile appuntamento con Eurosport che ha raccontato la corsa giorno dopo giorno senza far mancare nulla agli spettatori da casa e regalando delle immagini che ti lasciano a bocca aperta, un sogno da vedere dal vivo, un regalo in più per quegli atleti che cercavano un po’di sollievo alla sofferenza. Il Salar de Uyuni è stata la meraviglia di questa Dakar, una distesa salata di circa un centinaio di chilometri capace di far rimanere a bocca aperta chiunque fosse collegato alla tv; le montagne argentine delle Ande, le insenature nella quali si infilavano auto, moto, quad e camion, e poi le dune, molti pagherebbero il momento di essere il pilota che affronta l’ultima duna di sabbia di una giornata terribile e di fronte a sé si ritrova la distesa dell’Oceano Pacifico. Non da meno i passaggi in altura, lì dove l’uomo soffre, ma a farlo lo è anche il suo motore; l’elicottero che atterra ai quasi 5000 metri decine di volte per soccorrere chi è in sofferenza con l’ossigeno, piloti in auto allacciati alla cannette dell’ossigeno stesso per migliorare la respirazione. Senza dimenticare le lacrime di chi è caduto e ha visto svanire un sogno, le lacrime di sudore dalla fatica, le imprecazioni degli equipaggi, piloti che sotto i 50 gradi di caldo cercavano di tirar fuori auto e camion dalla sabbia. Immagini che allo stesso tempo diventano storia da raccontare.

La partenza di Rosario
Tutto quello che ho appena cercato di evidenziare, in queste due settimane è stato condito da un calore della gente che non ha eguali. In Sudamerica l’affetto che regala il popolo a questa mitica corsa non lo si trova in nessun’altra parte del mondo, gli argentini a Rosario alla partenza erano un milione, per il passaggio in Bolivia erano in 400 mila ad aspettare gli eroi e a Valparaiso all’arrivo circa 600 mila. Numeri che non danno però l’idea dell’entusiasmo dal vivo, quasi ad alleggerire l’ingresso all’inferno (la partenza), ad alleviarlo (in Bolivia a metà gara) e a festeggiarne l’uscita (l’arrivo) dei piloti.
Un vero e proprio inferno, queste sono la maggior parte delle parole dei piloti per l’inizio che ha riservato la Dakar 2014. Terribile, se si pensa che la maggior parte dei ritirati lo ha fatto nei primi tre/quattro giorni, vedendo svanire magari le migliaia di euro o dollari investiti subito all’inizio. La Dakar è anche questa. E lo spirito del pilota di questi sport di fronte ad un ritiro o una caduta è quello di voltare subito pagina e pensare al 2015.
The adventure continues…

08 febbraio 2013

LA PARTE CRUDELE DELLA DAKAR: VIDEO DI CIO' CHE A VOLTE UN UOMO DEVE SAPER AFFRONTARE PER POTER ARRIVARE ALLA FINE

Un "inconveniente" alla Dakar

Dietro alla parola Dakar si nascondono mille significati, valori e sentimenti che uno prova nel farla, e forse solo uno di “loro” potrebbe esser in grado di spiegare l’esatta connotazione di questa parola. Chi la segue ogni anno, sa che Dakar di certo non significa nulla di ciò che sia semplice, anzi a volte vengono messe alla prova tutte quelle doti che contraddistinguono quegli esseri umani diversi dagli altri perché più forti, con uno spirito d’avventura e di sopravvivenza superiore agli altri. Sebbene la Dakar di oggi non assomigli quella di 10-20 anni fa, dove la gara era una vera e propria avventura affidata ad una semplice bussola e senza nessun strumento tecnologico, ancora oggi mette alla prova gli uomini, dai privati ai piloti ufficiali, dalle auto ai camion. Situazione che a volte misurano quanto uno è Uomo nel vero senso della parola, ed ecco che vi presento un video (GUARDA IL VIDEO) che riassume un recupero di un’auto, immersa insieme ai suoi piloti nel fango di un fiume in piena, durato circa 4 ore, che ci racconta una delle tante storie che si possono vivere in questa straordinariamente magnifica competizione, perché di storie così ce ne potrebbero essere mille da raccontare e vedere, episodi che ci fanno capire del perché quando uno raggiunge la pedana finale esulta come se avesse vinto la propria sfida personale con la vita, con la quale per 15 giorni si è preso un bel rischio a volte…

22 gennaio 2013

DAKAR (CAMION): IL RITORNO DEI KAMAZ, 3 SU 3 SUL PODIO DI SANTIAGO


La festa Kamaz a Santiago del Cile
Ecco quel che è stata la gara dei bisonti del deserto, se meglio preferite le belve, in grado di offrire uno spettacolo unico ed emozionante che non ha rivali. Vederli attraversare immense dune di sabbia o sfrecciare tra la polvere a grande velocità non ha prezzo, per questo la gara dei camion è sempre la più affascinante e intrigante, una sfida che prima o poi tutti i piloti che passano dalle moto alle auto vorrebbero provare un domani. La categoria dei camion ha regalato molte emozioni in passato all’Italia: dalla pelle d’oca della prima vittoria italiana con l’Unimog di Giacomo Vismara alle quattro vittorie del Perlini tra il ‘90 e il ’93 senza dimenticare la vittoria l’anno scorso dell’Iveco di De Rooy che anche quest’anno poteva sembrare il favorito, ma come spesso ci ha insegnato questa gara, quando si ha una giornata negativa spesso il sogno finisce. 

Un passaggio spettacolare di un Man 
Difatti a metà gara ha dovuto fermarsi parecchio tempo per dei problemi tecnici che gli hanno portato via anche il podio di soli 4 minuti. Da metà anni 90 ad oggi è stato pressoché un dominio Kamaz o comunque un dominio targato “est”, ed è proprio quest’anno a siglare definitivamente il ritorno dei Kamaz che con il ritiro del nove volte vincitore Chagin si erano un po’ persi. Tre nelle prime tre posizioni: nell’ordine Nikolaev, Mardeev e Karginov. Buona la prova di Miki Biasion, sull’Iveco Trakker 2, era terzo finche anche lui è incappato in una giornata piena di problemi che gli ha fatto perdere tutto. Il mio sogno, e quello di qualche altro appassionato rimane quello di rivederli sfrecciare qui da noi all’Italianbaja, ricordi indimenticabili quando l’arrivo era posto sulla spiaggia di Bibione e a vincere era proprio lo squadrone Kamaz.

GUARDA LA CLASSIFICA GENERALE

DAKAR (QUAD): PATRONELLI, UN NOME, UNA GARANZIA


Marcos Patronelli
Un dominio del genere era da tanto che non si vedeva, nella gara dei quad c’è stato un solo protagonista assoluto: l’argentino Marcos Patronelli. Il marchio Patronelli oramai è una sicurezza, nelle ultime quattro edizioni due vittorie sono andate al fratello più vecchio Alejandro Patronelli e due al più giovane Marcos che quest’anno correva da solo. Per certi versi, ha disputato una gara da invincibile: ha vinto le prime quattro tappe, in testa fin dall’inizio è arrivato alla fine con quasi due ore di distacco sul secondo, lasciando agli altri solo l’onere delle vittorie di tappa mentre lui era impegnato a gestire il vantaggio potendo fermarsi anche a guardare il paesaggio meraviglioso che lo circondava pur già conoscendolo in gran parte. 

Laskawiec e il suo Yamaha
Grazie alla famiglia Patronelli la gara dei quad ha acquistato un’importanza incredibile, sempre più iscritti ed un calore per questa specialità che ogni anno si fa sentire. Secondo classificato un altro argentino Ignacio Casale, mentre terzo un saggio polacco di 47 anni ben felice di centrare il podio a Santiago del Cile. Ottima anche la prova del connazionale Laskawiec, molto forte col suo Yamaha e pronto a centrare il podio dal prossimo anno. Complimenti alla nostra Camelia Liparoti, unica donna in quad e unica italiana, quindicesima assoluta e con l’onore di essere la prima donna a vincere l’assoluta femminile dei quad della Dakar.

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DAKAR (MOTO): 5 VITTORIE NEGLI ULTIMI OTTO ANNI, CYRIL DESPRES TRIONFA


Il podio delle moto
Altra Dakar vinta da un francese è quella delle moto, la quinta in otto anni, Cyril Despres stra favorito alla vigilia dopo il forfait di Coma, non delude e se la porta a casa. Per certi versi ha fatto una Dakar alla “Peterhansel”: in controllo nella prima parte per poi sfruttare la grande esperienza, la classe cristallina e la potenza perfetta della sua KTM 450 Rally. Ktm che ha dominato la Dakar 2013, i suoi 5 piloti hanno terminato nei primi 5 posti della classifica, deludente invece l’Husqvarna che con Barreda non è riuscita ad arrivare lì in alto dove si pensava. 
Passaggio spettacolare di Despres
Ottima invece la prova di Alessandro Botturi, sempre con una Husqvarna, che ha annusato il podio fino a poco dalla fine. Torniamo al dominio Ktm, secondo conclude la gara Ruben Faria, il braccio destro di Despres, che solo all’ultimo giorno di speciali riesce a sopravanzare il cileno Chaleco Lopez, terzo per la gioia del pubblico di casa, soltanto per la penalità inflittagli per il cambio motore all’avversario. Quarto la sorpresa Jakes mentre quinto Pedrero a completare il quintetto della casa di Mattinghofen. L’unica vera insidia per il francese vincitore è stata la tappa marathon: lì senza l’assistenza al seguito ha dovuto cambiare motore da solo con l’aiuto degli avversari, perché questo è lo spirito della Dakar, addirittura scambiando il motore con quello di un pilota polacco. Quasi sicuri che il 2014 rivedrà al vertice la Ktm, ma tra i piloti sarà ancora Despres a trionfare?

GUARDA LA CLASSIFICA GENERALE

DAKAR (AUTO): Mr 11 DAKAR, MONSIEUR STEPHANE PETERHANSEL


I vincitori tra le auto
Mentre a Montecarlo sua maestà Loeb festeggiava un altro sigillo nel suo palmares, nello stesso giorno a Santiago del Cile un certo Stephane Peterhansel festeggiava la sua 11esima Dakar (6 in moto e 5 in auto). Quindi pronostici rispettati nel mondo delle auto, dov’era prevista una sua vittoria; gli unici in grado di contrastare la forza delle Mini erano i buggy di Nasser Al-Attiyah e Carlos Sainz, purtroppo per loro l’affidabilità del mezzo si è rivelata negativa data la costruzione dei buggy stessi avvenuta pochi mesi or sono e di conseguenza con pochi chilometri alle spalle. In costante miglioramento la Toyota con il suo Hilux guidato da De Villiers, secondo, sembra pronto a provarci e il prossimo anno lo farà sicuramente. 

Passaggio spettacolare della Dakar 2013
A completare il podio un’altra Mini, quella di Novitskiy che beffa di poco il compagno di squadra Nani Roma. Da segnalare l’ottima prova di Chabot e Chicherit (settimo e ottavo) con i loro buggy SMG davvero performanti e divertenti da guidare in ogni tipo di fondo; poi la buonissima prova di Orlando Terranova con il suo BMW terminato in quinta posizione, mentre sesto si è piazzato Sousa con una vettura cinese in netta crescita, la Great Wall. Per una settimana e mezza abbiamo assistito ad un bel duello, purtroppo il ritiro del qatariota ha permesso a Peterhansel di prendere il largo e da lì in poi la gara era virtualmente terminata, nonostante ciò è stata una gara bellissima che ha visto vari avvicendamenti in classifica nella prima settimana, con Peterhansel che controllava sempre e se ne stava dietro senza perdere tanto tempo, per poi emergere alla lunga e andare a vincere l’ennesima Dakar; sono aperte le scommesse: ce la farà a pareggiare il conto vittorie “auto-moto” nel 2014?

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15 gennaio 2013

L'ORGOGLIO ITALIANO TRA LE MOTO ALLA DAKAR 2013: ALESSANDRO BOTTURI


Alessandro Botturi

Pochi ne hanno parlato, probabilmente perché il binomio Italia-motori non va molto d’accordo, ma c’è un italiano che sta facendo benissimo alla Dakar 2013, è Alessandro Botturi, in sella ad una moto italiana, la Husqvarna, che sta affrontando il rally più affascinante e difficile al mondo con dei bei risultati nonostante sia solo la sua seconda partecipazione. Al giorno di riposo (l’altro ieri) era molto arrabbiato con se stesso per quello che è successo nella tappa prima del giorno di riposo: le forti piogge hanno contribuito a rendere difficile ciò che prima già di suo era complicato, molti piloti si sono ritrovati a sbagliare completamente la navigazione tra cui Alessandro, in mezzo al caos generale ha deciso di provare da solo a venirne fuori, riuscendo a perdere meno di quanto ha fatto quel gruppo ma pur sempre tanto, trovandosi a fine giornata a 27 minuti dalla vetta e dal nono al tredicesimo posto in classifica generale. Si dicevamo arrabbiato, come chi avesse l’obiettivo di vincere la Dakar e non solo di portarla a termine, ma è lui stesso a spiegare che non è questo il punto, ma solo perché fino ad allora stava disputando un’ottima gara, e bastava terminare “immuni” quella tappa perché il giorno dopo ci sarebbe stato il giorno di riposo in cui tracciare un primo bilancio. Bilancio che non può passare al negativo per Alessandro, tutto è ancora aperto e la gara che sta facendo comunque rimane ottima. 

Lui è molto dispiaciuto per il semplice fatto che il signor Wolfgang Fischer (il patron del team) non è stato ripagato, per ora, come dovrebbe essere: Barreda che puntava alla vittoria è caduta causa l’esplosione dei raggi, Viladolms ha avuto problemi tra la neve delle Ande e Alessandro Botturi dei problemi di navigazione, il tutto con dei problemi per tutti e tre alla pompa della benzina, risultato? Probabilmente la Husqvarna non riuscirà a vincere la competizione come ci si aspettava, e quello che sarebbe stato il premio più bello per il lavoro svolto dal patron Fischer. Sembra proprio che questi tre piloti non siano stati assistiti da quel pizzico di fortuna che contraddistingue i vincitori da tutti gli altri alla fine della competizione, ma la corsa è ancora lunga e tutto può succedere, anche per il nostro Botturi che ora ha il compito di arrivare a Santiago in una buona posizione. Botturi dà anche il suo giudizio sulla Dakar 2013, descrivendola più difficile di quanto si pensasse e con molta navigazione in più rispetto l’anno scorso, sottolineando come quest’anno la sua condizione fisica sia eccellente e gli permetta di recuperare subito le fatiche, grazie anche al fatto che Husqvarna offre il posto letto ai propri piloti in hotel, a differenza dei privati che si ritrovano a dormire poche ore al riparo di una misera tenda…questa è la Dakar!!!

14 gennaio 2013

DAKAR GIUNTA A META' GARA, ECCO I PRETENDENTI ALLA VITTORIA

Giro di boa per la Dakar 2013, dopo il giorno di riposo si riparte per l’ultima e decisiva settimana di gara. A metà gara un primo bilancio si può già trarre per una Dakar stupenda che ogni anno propone paesaggi stupendi che a volte si avvicinano all’Africa di una volta, e si nota come gli organizzatori si stiano impadronendo di queste terre sudamericane proponendo ogni anno posti nuovi, bellissimi e difficilissimi da attraversare.

Nassr AL-Attiyah
AUTO (guarda la classifica generale): pare che i giochi se li contendano i due favoriti della vigilia: Stephane Peterhansel al comando in classifica e Nasser AL-Attiyah staccando di soli 3 minuti dal francese con il suo buggy. Una conferma il terzo posto provvisorio del sudafricano De Villiers e il suo Toyota Hilux, seguito da un altro pilota ufficiale Mini, il russo Novitskiy (già vincitore all’Italian Baja). Grandissimi prova di Chicherit e Chabot con i loro buggy al quinto e al sesto posto e protagonisti in positivo in ogni tratto cronometrato. Sfortunato fin dal primo giorno Robby Gordon e il suo Hummer che gli crea tanti problemi, fuori dai giochi anche Sainz che deve fare i conti anche lui con l'affidabilità del buggy (lo stesso che usa Al-Attiyah)

Cyril Despres
MOTO (guarda la classifica generale): bellissima la gara di quest’anno dove tutto sarà incerto fino all’ultimo centimetro. Una decina di piloti si contendono la vittoria, e ogni giorno assistiamo ad avvicendamenti in classifica. Ci si aspettava il dominio di Despres, ma invece è una continua lotta; al giorno di riposo chiude davanti a tutti Casteu, che può “ringraziare” i tanti errori di navigazione nella difficile e lunga

11 gennaio 2013

DRAMMA ALLA DAKAR, MUORE IL VENTICINQUENNE THOMAS BOURGIN!

Thomas Bourgin

La Dakar miete un’altra vittima. Stavolta a farne le spese è un venticinquenne di Saint Etienne, Thomas Bourgin, che alle 8.27 (ora locale) al km 237, in zona di trasferimento nel nord dell’Argentina, si è scontrato con una macchina della polizia locale che proveniva nel senso opposto. Inutili i tempestivi soccorsi, i medici non hanno fatto altro che constatare la morte del giovane e sfortunato pilota francese. È la terza vittima quest’anno, se consideriamo i due morti e i sette feriti dell’incidente dell’altro giorno avvenuto tra due taxi e un’auto dell’assistenza. A dare il triste annuncio di quanto accaduto è stata l’organizzazione insieme alla televisione locale C5N, specificando che è stata aperta un’inchiesta per capirne la dinamica. Bourgin correva in sella ad una kKTM, numero 106 e si trovava in sessantottesima posizione in classifica. Il francese è la terza vittima da quando la Dakar si corre in Sudamerica, la 53esima del Rally Raid più famoso e più difficile al mondo.

03 gennaio 2013

DAKAR 2013: MOTO E QUAD AL VIA! ECCO I FAVORITI!

Mancano due giorni per la partenza ufficiale della Dakar 2013; quest’anno percorso inverso: si parte dal Perù e si arriva in Cile. Il percorso lo abbiamo già analizzato in un post precedente quindi ci concentriamo sui favoriti della corsa più difficile al mondo. Partiamo dalle MOTO: un solo grande favorito, che non significa per forza debba vincere perché la Dakar è la Dakar e tutto può succedere, come la storia insegna, fino all’ultimo chilometro, si chiama Cyril Despres (KTM). Dal 2004 va sempre a podio e con Marc Coma negli ultimi sette anni si è diviso le vittorie: 4 per lui e 3 per lo spagnolo. Proprio lo spagnolo è stato costretto al forfait prima della gara per problemi fisici; quindi spazio agli outsiders e non solo, piloti che cercano una riconferma: su tutti Helder Rodrigues in sella alla Honda cercherà di rompere il dominio Red Bull KTM; Lopez Contardo (KTM) e Joan Barreda (Husqvarna) compongono il quartetto che molto probabilmente si giocherà la vittoria, il cileno conosce bene i posti del Sud America mentre il giovane spagnolo sta crescendo tantissimo, capace di conquistare il Rally dei Faraoni 2012 e possiede tutte le carte in regola per sorprendere tutti. Una decina di piloti sono pronti a non perdonare nulla e a mettersi in mostra appena possibile: Viladolms (Husqvarna), Ullevalseter (KTM), Goncalves (Husqvarna), Casteu (Yamaha), Fretigne (Yamaha), Botturi (Husqvarna), Fish (Husqvarna), Faria (KTM), Verhoeven (Yamaha) e Svitko (KTM).


Tra i QUAD favorito su tutti Marcos Patronelli, l'anno scorso dietro al fratello Alejandro, ma attenzione all'altro argentino Tomas Maffei pronto per la vittoria targata 2013. Un solo partecipante italiano tra i quad, una donna, l'intramontabile Camelia Liparoti.

DAKAR 2013: AUTO E CAMION AL VIA! ECCO I FAVORITI!


Lo squadrone AL-Attiyah-Sainz
Tra le AUTO alla Dakar 2013 sarà grande battaglia, in 5-6 possono ambire alla vittoria con qualche sorpresa pronta a sorprendere tutti. Se come in tutte le gare c’è da designare un favorito su tutti, qui lo troviamo in Stephane Pterhansel, quel signore che ne ha vinte 6 in moto e 4 in auto, e che con la sua Mini cercherà di vincere anche la quinta. Grande attesa per vedere all’opera il nuovo team di Al-Attiyah e Carlos Sainz con i loro buggy in azione; vedremo se la vettura costruita e progettata negli USA sarà pronta per la vittoria già quest’anno, di certo con due “volpi” così al volante è d’obbligo provarci. Un’altra auto che cerca delle riconferme è la Toyota, sviluppatasi l’anno scorso proprio dal Sudafrica, al volante come nel 2012 ci sarà De Villiers. Tra i favoriti d’obbligo Nani Roma, secondo nel 2012, possiede l’esperienza tale per stare lì davanti con i mostri della specialità. Due outsiders da tener d’occhio sono Carlos Sousa e il polacco Holowczyc della Mini (già vincitore in Italia all’Italian Baja). Spettacolo assicurato con Robby Gordon e il suo Hummer, è sempre bello vederlo danzare tra le dune del deserto,  l’affidabilità per lui e il suo Hummer è una parola grossa, ma prima o poi il podio lo azzeccherà.

Kamaz
Tra i CAMION una vera e propria lotteria per la vittoria, circa una trentina possono ambire alla vittoria, poi ovviamente i vari De Rooy e Stacey avranno qualcosa in più, ma se già di la Dakar è una lotteria, con i camion lo è ancora di più. Pronto il nostro Miki Biasion a vincere, sembra convinto ed esperto al punto giusto per ambire al gradino più alto del podio; dovrà vedersela anche con lo storico squadrone Kamaz che dopo l'uscita di scena di Chagin non riesce a trovare nei suoi giovani la via della vittoria.

30 novembre 2012

DAKAR 2013 GIA' IN VIAGGIO VERSO L'AMERICA LATINA



Manca più di un mese al via ufficiale della Dakar 2013, ma tutto è già cominciato. Tra il 22 e 24 novembre è stato svelato il percorso e in contemporanea sono partite le pre-verifiche che si possono fare in Europa prima di partire per il Sud America; in occasione di tutto ciò i protagonisti si sono ritrovati a Le Havre dove poi hanno potuto imbarcare i primi veicoli salpati dal porto che tra una ventina di giorni circa sbarcheranno a Lima dopo aver attraversato il Canale di Panama e aver fatto un tratto dell’Oceano Pacifico. La presentazione ufficiale è stato condotta dai due patron della corsa, ovvero Etienne Lavigne e David Castera sul palco del Pavillon Gabriel a due passi da Place de la Concorde; sono stati annunciati anche i numeri della corsa: 155 auto, 189 moto, 40 quad e 75 camion per un totale di 459 mezzi iscritti; 8.300 circa saranno i chilometri da percorrere di cui il 55% saranno di settori selettivi. La 35esima edizione si svolgerà per il quinto anno consecutivo nel Sud America, e per il primo anno si partirà dal Perù, il 5 gennaio 2013, per

09 gennaio 2012

DAKAR: LA SITUAZIONE A META' GARA


Robby Gordon


E finalmente è arrivata la giornata di riposo per i piloti, i quali cominciano a sentire la fatica di questa massacrante competizione. Col giorno di riposo è arrivato anche il momento di fare un riepilogo della situazione e vedere sorprese e delusioni.

04 gennaio 2012

DAKAR: UN ALTRO EROE SE NE VA


Jorge Martinez Boero alla partenza di Mar del Plata


Mar del Plata, Argentina. Dakar non significa solo gloria, a volte si mostra nella sua parte più drammatica che non vorremmo mai vedere. Jorge Martinez Boero argentino di 38 anni se n’è andato nella prima tappa a due chilometri dalla conclusione della prima prova speciale della competizione.


30 dicembre 2011

DAKAR: LA SFIDA DELLE QUATTRO RUOTE



Al-Attiyah e il suo "nuovo" Hummer


 La classe delle auto qualche sorpresa la potrebbe riservare: ritiratosi lo squadrone Volkswagen, la forbice dei possibili vincitori si allarga.

Al-Attiyah è riuscito a “trovare” un posticino in una squadra per provare a difendere il titolo e quindi sarà al via con il mitico Hummer del team di Robby Gordo, cercherà di compire quell’impresa che riuscì solo ad Ari Vatanen ovvero quella

DAKAR: TUTTO PRONTO PER MOTO E QUAD


Podio con Coma, Despres e Rodrigues


Si dice che fare la Dakar in moto è il modo più pericoloso per affrontarla, perché sei solo e perché non sei protetto da una gabbia di tubi come in auto.


 188 piloti al via con le moto, 2 grandi pretendenti al titolo: Despres e Coma, i quali negli ultimi sei anni si sono divisi le vittorie (3 a 3). I piloti ufficiali Ktm

29 dicembre 2011

DAKAR 2012

Per gli appassionati di motori il mese di gennaio non è un mese qualunque, il ritorno della Dakar è qualcosa di speciale che solo loro possono capire.


 L’1 gennaio 2012 coincide con la partenza della Dakar che da un bel po’ di anni ha lasciato l’Africa per approdare