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16 aprile 2013

MARTIN RICHARD, 8 ANNI, ASPETTAVA IL PAPA' ALL'ARRIVO...


Martin Richard
Arrivo a casa di notte. Vedo delle notizie strane su Boston. È un attentato? Dicono esplosioni ma non capisco, così decido di addormentarmi e che al risveglio me ne occuperò di vedere cosa è successo realmente. Mi sveglio, colazione, tv e realizzo che due esplosioni si sono susseguite all’arrivo della maratona di Boston. Cavolo ma cosa è successo? Dicono che dei pazzi le hanno piazzate apposta, poi compare la scritta che altre 4 cariche non sono esplose grazie alla prontezza degli artificieri. Morti? Purtroppo si, 2 o 3 nemmeno alla tv si capisce quanti, centinaia di feriti. Ma a mezzogiorno vengo a sapere di più, Una vittima è un bambino di 8 anni, mio Dio! 8 anni! Stava aspettando il papà, dicono che lo aveva già abbracciato e il papà poi è andato all’arrivo mentre lui se ne è tornato lì sul marciapiede con le due sorelline e la mamma. Ed è proprio lì che una pazzia di qualcuno gli ha tranciato la vita per sempre!

Boston
Non si può morire così, a 8 anni mentre si aspetta tra la gioia della folla il papà che arrivi. Ho pianto. Mi chiedo se a volte da lassù qualcuno esiste! L’unica, magra consolazione è scoprire chi è stato a fare un gesto del genere, e il perché di colpire gente comune, gente che faceva sport. Lo sport non centra con queste cose, è estraneo. Quel bambino si chiamava Martin Richard, probabilmente sarà il simbolo di questa brutta giornata per gli Usa che in qualche modo ricorda il maledetto 11 settembre. Una famiglia distrutta, la madre e una delle sorelline sono in ospedale, addirittura si dice che quest’ultima abbia la gamba dilaniata e non sappia nulla del fratellino, quello che per lei sarà il nuovo angelo preferito!

29 marzo 2013

LO CHIAMAVANO HERMINATOR...

Herman Maier

L’altro giorno apro Facebook, e vedo subito un’immagine che mi fa venire il sorriso. È Lindsey Vonn nella quale fa capire a tutto il mondo di aver fatto un altro passo avanti nel recupero dall’infortunio, una sola stampella le è sufficiente ora per camminare. Bello, troppo bello, per uno che ama lo sport e non vede l’ora che torni in pista. Guardandola mi è venuta in mente un’altra cosa, simile per certi versi, qualcosa di straordinario che solo lui ha fatto, ma Lindsey potrebbe in qualche modo imitare. Sto parlando del ritorno dall’infortunio di Herman Maier, si Herminator, quel pazzo austriaco che faceva gioire una nazione intera. Quello che fatto lui rimane, per me, unico, non ha eguali nemmeno negli altri sport: cade in moto, rischia di vedersi amputata la gamba destra, torna e vince. Ora vi spiego dove e come vince, per rendervi l’idea dell’impresa. Nell’agosto del 2001 succede l’incidente, nel gennaio del 2003 ritorna in pista, prima gara, nel gigante di Adelboden, non uno qualsiasi, il tracciato di gigante più difficile della Coppa del Mondo. Alla quarta gara dopo il rientro c’è la discesa libera di Kitzbuehel, sulla mitica Streif, dove per scendere non basta essere uomini normali. Vince. Piange, si nasconde più volte perché non ci crede, poi dai replay e dai tempi degli avversari si capisce che la gara è stata vinta sulla traversa della Hausbergkante, dove tutto il peso spinge sulla gamba destra, quella gamba che lui ha rischiato di non vedere mai più un anno e mezzo prima. È l’apoteosi, qui si è capito che campione era. Un fenomeno. Ecco, Lindsey, anche se con un infortunio diverso, potrebbe ricalcare questa storia al femminile, ha tutte le carte in regola per farlo, e poi se lo facesse all’Olimpiade, beh, sarebbe ancora più bello, no?

18 marzo 2013

SI, IO NELLA MIA VITA SONO STATO AL FIANCO DI STEPHANE PETERHANSEL PER DUE GIORNI!

Stephane Peterhansel

Tutto è partito da quel comunicato che vidi nel sito ufficiale dell’Italian Baja come ogni giorno ero solito consultare. Peterhansel al via della gara! No, è vero? Si è scritto in maniera ufficiale quindi per forza verrà, ma non ti ricordi che anche qualche anno fa doveva venire con la Mini e poi non è venuto? Si ma dai, non può succedere ancora, che figura farebbero? Va bene, non resta che aspettare il giorno della gara! Guardo e riguardo ogni giorno se ci sono novità, in internet non si parla tanto di Peterhansel a  Pordenone, ma sicuro che sarebbe l’uomo più atteso. Non ci dovrebbe essere solo lui, c’è la Mini ufficiale che domina le ultime Dakar, c’è Adam Malysz che è stato il più grande saltatore di sci di tutti i tempi, c’è Botturi, c’è Zanotti, il leone Jean Lous Schlesser, c’è Laskawiec, insomma gente che vedi su Eurosport nel mese di gennaio a fare la Dakar, parola che solo a pronunciarla mi fa venire i brividi. 15 marzo 2013, è il mio compleanno, si va in fiera a Pordenone, dovrebbero essere tutti lì quei mostri sacri, fatalità arrivo nel momento in cui devono entrare nella sala per il consueto briefing, mi guardo intorno, gente che mastica motori mattina e sera, vedo la scritta di una felpa che recita “Yamaha Motorsport”, mi ricordo che è il team di Peterhansel per l’occasione, guardo bene, giro l’angolo ed è lui. Incredibile, sono a mezzo metro da uno dei più grandi del motorsport, 11 Dakar vinte, ed è accanto a me, parla francese con quelli che lo circondano. Io rimango immobile, penso, scatto la foto, con l'iphone, con la macchinetta, una due te, sarò arrivato a dieci, e lo seguo ovunque. Finito il briefing lo seguo, nel suo box, si prepara per la partenza, mentre attorno fotografi e media cominciano a radunarsi, ci sono anch’io tra loro, che assisto a delle scene che non dimenticherò mai. 16 marzo, mi alzo presto, e vado a rivederli, ma lui è quello che attira l’attenzione più di tutti, devo chiedergli l’autografo, ho portato due fotografie per farle autografare, aspetto il pomeriggio che rientri dalle prove speciali. Arriva! Sporco di fango, lo lascio tranquillo un attimo, si toglie il casco e poi in inglese gli chiedo L’autografo, mi dice si, un attimo, ce l’ho fatta, gli appoggio le foto sulla moto, sorride e me li fa, mi accorgo che due fotografi ci stanno fotografando! Cosa fotografano? Si beh ovvio di sicuro non me, ma penso al lato umano di questo sport in cui la gente è a contatto con tutti, puoi stare con loro, è possibile nel calcio? Ma dai, nemmeno sognarlo…è anche questo il bello del motorsport! Metto le due foto insieme agli altri autografi, alla sera me ne vado a casa contento, contentissimo, sono stato di fianco a Peterhansel per due giornate, un idolo, un sogno avverato. Il prossimo da avverare? Due giornate con il suo collega Sebastian Loeb, pagherei oro…

06 febbraio 2013

VIDEO E RACCONTO DI UN GIORNO TRISTE: LA CADUTA DI LINDSEY VISSUTA CON LA PASSIONE SPORTIVA


Sono le 14.30 di un uggioso pomeriggio di febbraio, per l’esattezza il 5 del 2 come si suol dire, i boss della Fis decidono che quello che dovrebbe essere stato uno spettacolo può partire. Finalmente per le atlete arriva il momento di scatenarsi, c’è anche un po’ di rabbia perche sono lì che attendono impazienti dalla mattina una gara che sembrava destinata al rinvio. È tardi e tra poco è buio, si dai, vedrai che non succederà più nulla, si riprende.  Si, spettacolo dicevo, ma doveva esserlo, perché ciò che è accaduto ha rovinato tutto, una macchia indelebile per sempre negli occhi di chi ama lo sport, un motivo in più, purtroppo, per ricordare sempre questi mondiali di Schladming. 1, 2, 3, oddio, c’è già una pausa, arriva l’elicottero, un lisciatore della pista è caduto e ha sbattuto la testa, si è fatto male, va bene va assolutamente soccorso. La gara si ferma, ma ce la faremo a finirla? e così via fino alla 18, tocca a Tina, la Maze si, quella che sta dominando la stagione, sembra imbattibile, vediamo se ora sa reggere la pressione e battere la talentuosa svizzera Lara Gut che sembra aver fatto una discesa quasi perfetta. Scende come sempre, con la grinta che la contraddistingue, taglia il traguardo e capisce subito di aver fatto qualcosa di speciale, e con il boato del pubblico lo realizza, è primo posto provvisorio: basterà per stare davanti alla più forte di tutte? Tocca alla 19, sua maestà Lindsey Vonn, americana, dal Colorado, un talento disumano, quasi maschile, sembra la pista perfetta per lei, il pubblico alza il volume perché “Lindy”, come viene chiamata in Austria, fa parte anche di loro, si allena molte volte lì, conosce bene cosa serve per vincere in terra austriaca. 
Three, two, one go, parte, lo fa come nessuna l’ha fatto prima, aggressiva, forse troppo, è in vantaggio, si appresta ad affrontare il primo e unico salto della pista, si alza da terra, vola, ma l’atterraggio…no non può essere, non può esser caduta lei, non sbaglia mai, come è possibile? Scivola, all’inizio c’è l’amarezza della caduta, si ok è caduta ma rimane la più forte, la caduta può capitare anche ai più grandi nei momenti più importanti, ci saranno le altre prove per rifarsi, è anche un anno sfortunato per lei. Al Planai cala un silenzio surreale, in tv sembra di assistere a qualcosa che sai che non è normale, ma perché? Lindsey si ferma sulla neve, continua il silenzio dei commentatori, dei migliaia di spettatori presenti, ma ecco che qualcosa lo rompe, sono le urla di “Lindy”, strazianti, di dolore. Tre soccorritori la accerchiano subito, non si rischiano a toccarla mentre lei urla, si attende l’immediato arrivo dell’elicottero. È grave, gravissimo l’infortunio, non avrei, ma penso tutti, voluto mai vedere una scena del genere, di una delle più grandi sportive di sempre, un incantesimo che si spezza. Le prime inquadrature sono drammatiche, la gente piange, a chi non è scappata la lacrimuccia a casa? La sorella incredula, l’espressione della Maze è da brividi, partono i replay: il ginocchio di Lindsey che si piega come un ramo di un albero spezzato, un qualcosa che fa venire i brividi a vederlo e rivederlo, la gamba destra che sembra andare dove vuole lei. Si spera no sia nulla di grave, quasi impossibile vista la dinamica, Lindsey viene “impacchettata” e trasportata fino all’ospedale, il viaggio viene seguito in tv, per farvi capire l’importanza di Lindsey, i pensieri vanno tutti a lei, è lì agganciata, sospesa in aria a 100 metri dal suolo, 2 minuti di viaggio interminabili, quanto starà soffrendo dentro al toboga? Ora la gara deve ripartire, tocca alla 20, ragazze piano, perché i limiti per disputare questa gara sono stati tutti sforati, quelli non capiscono un cavolo, gare di una certa importanza vanno rinviate e fatte nel massimo della sicurezza, ma non venite a dire che il business e i soldi arrivano prima di tutto, perché sennò siete degli incompetenti, che grazie a una vostra bravata avete perso la Numero Uno del circus. 

Difficile anche commentare la gara d’ora in poi, come fai? È troppo difficile non pensare a lei, non ci si accorge neanche che si arriva alla 33, Sofia Goggia, 20 anni bergamasca, prima gara ai Mondiali, fa parte di quelle giovani che non hanno nulla da perdere, si continua a cercare notizie dall’ospedale, ma l’occhio viene attratto dal cronometro, Sofia sta facendo qualcosa di incredibile, massì sarà per un intermedio, poi vedrai il distacco come sale, no ma guarda che resiste, allora seguiamola dai, guadagna, non ci posso credere, ultime porte per un sogno, è quarta, festeggia lei, io no, lo sai perché Sofia? Ah ti sei accorta anche tu, sono 5 i centesimi di secondo che ti separano dal podio all’esordio. Va bene dai, è un grande risultato lo stesso, il talento c’è, vedrai che hai tempo per portarne a casa di medaglie. 3 minuti di distrazione e poi di nuovo lì, arrivano le prime notizie, piatto tibiale rotto, crociato anteriore e collaterale interno spezzati, quante cose, ma non è finita, setto nasale rotto con conseguente commozione cerebrale, mamma mia, subito a cercare di pensare quanto lungo sarà lo stop. No dai, un anno dicono, guarda che c’è Sochi 2014 da disputare, eh si, ci dicono che è a rischio pure quello, non ci credo, ma devo farlo. Io so che lei le farà le Olimpiadi, i grandi atleti sono anche quelli che hanno la più grande forza di volontà nel recuperare dagli infortuni, vedrai che ce la farai anche sta volta, anche se qualcuno continua dire che la carriera è pure a rischio, no! Sono sicuro che ti rivedrò in pista, scommettiamo? Si dice che sià già in America, nel suo Colorado dove la prossima settimana verrà operata a Vail, dai suoi medici di fiducia, attenti mi raccomando, non si può sbagliare un millimetro perché questa è un fenomeno che non possiamo perderci! Si conclude così una giornata triste, giusto inneggiare alla mitica Maze, vincere davanti alla giovane Gut, e l’americana Mancuso a completare il podio, nessuno però ci fa tornar indietro nelle decisioni, me lo chiedo anch’io come tutti: doveva partire la gara? Qualcuno potrebbe dirmi che le polemiche le faccio solo perché è capitato alla numero uno, no poteva capitare a chiunque, la salute prima di tutto, anche dei soldi! Rispettiamo in questo mondo fatto di soldi almeno questa precedenza!